I miei libri


Benvenuti!


I miei libri


Il loro colore è il colore semplice e vivace dei fiori di campo,
il loro odore è quello che mi inebria l'anima,
il loro sapore è quello di un cibo sano che non sazia,
il rumore delle loro pagine è quello della mia curiosità,
di tutti quei libri che vorrei leggere, di tante cose che ancora non so.
Mentre leggo mi ascoltano..li ascolto,
mi parlano, sanno le parole che vorrei ascoltare,
ciò che mi piace e ciò che mi fa arrabbiare,
sono gli unici che sanno tutto di me,
e lo sanno perché ti fregano con una parola, una frase, un odore, un luogo.
Conoscono i miei pensieri, i miei desideri, le mie emozioni, le mie paure.
Sono amici fedeli perché non raccontano quello che sanno,
quando tutti vanno via, loro rimangono lì,
mi strizzzano un occhio ..e so già che non sono più sola.
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domenica 20 marzo 2011

"La cura" di Hermann Hesse


Vi propongo un viaggio a Baden, insieme ad Hermann Hesse:-)

Due settimane in una stazione termale dove un non più giovane Hesse si reca per problemi reumatici, le cosiddette “malattie del ricambio” è cosi che le chiama.
Solo un filosofo acuto, preciso come Hesse, poteva prendere a pretesto dei problemi fisici per indagare con “occhio cosmico” non solo il suo sé, ma tutto ciò che lo circonda.
Hesse che parla di Hesse, Hesse che indaga e scruta Hesse.
Vi sorprenderà la sua ironica serietà, la sua attenta analisi, la sua onestà, la sue maliziose verità, le sue inquietudini, il suo “odio” nei confronti dell’Olandese, suo vicino di stanza, che non lo lascia concentrare sui suoi fogli, sui suoi libri, non lo lascia solo..nell’intimità dei suoi pensieri.
E vi sorprenderà ancora di più la delusione e il dolore dello scrittore Hesse, quando l’olandese l’indomani lascerà l’albergo di Baden, proprio nel momento in cui lui comincia ad amarlo:
“ Amare qualcosa per un poeta, significa accoglierla nella propria fantasia, riscaldarvela e coccolarvela, giocarci insieme, compenetrarla della propria anima, vivificarla col proprio alito. Così feci con il mio nemico, finché egli mi appartenne e fu dentro di me [..] l’olandese partì e ridiventò il mio vincitore, lasciandomi stranamente deluso, perché ormai non sapevo più quale uso fare del mio amore e della mia inattaccabilità, conquistati a così caro prezzo”.
Hesse ormai ci ha abituati ai suoi interrogativi, ai suoi viaggi, al suo scandagliare l’animo umano, la messa a fuoco sull’uomo.
“La cura” che diventa scoramento, introspezione, miglioramento, sguardo retrospettivo, rinascita.
La riflessione finale:
Siamo materia e spirito, l’uno e il molteplice, due poli che si completano, sogno e realtà, non si può essere una cosa sola, dobbiamo nutrire sia la carne che lo spirito, la dicotomia dell’essere umano in due entità non necessariamente in antitesi ma complementari, oserei dire ciò che tieni in equilibrio l’acrobata sul “filo” della vita.
E ci parla ancora Hesse:
“Vorrei trovare un’espressione per la duplicità del mondo, vorrei scrivere capitoli e frasi in cui melodia e antimelodia apparissero contemporaneamente, in cui al molteplice si affiancasse sempre l’unitario, al faceto il serio. Per me, infatti, la vita consiste nel fluttuare tra due poli, nell’andare e venire tra i due pilastri -base del mondo”.
“La cura”: un vivido serbatoio della sua saggezza..per gli amanti di Hesse:-)
Buona lettura:-)

sabato 13 novembre 2010





Sicuramente molti di voi lo hanno letto..ve lo ripropongo!

Chi è Siddharta?

Non sappiamo quasi niente di lui, è un giovane indiano, bello, educato, che medita profondamente, vuol capire Siddharta, sperimenta molte situazioni e riesce a sganciarsi dalle dottrine che non gli offrono le risposte alle domande su se stesso e sul mondo.”No, l’uomo che cerca veramente, l’uomo che veramente vuol trovare non accoglierà nessuna dottrina”.
Assistiamo a Siddharta brahmino, mercante, barcaiolo, quanti Siddharta convivono in lui.
La ricerca della felicità, del proprio Io e del suo cammino, che passa attraverso le molteplici esperienze di Siddharta, un libro senza tempo..evanescenza dei luoghi, degli spazi: fiumi, foreste, la natura luogo di pace, un’India mai citata apertamente.
Il messaggio è molto forte, un insegnamento, un comportamento, a volte esplicitato a volte sotteso:bisogna vivere la vita sperimentando tutte le situazioni, anche quelle che sanno di dolore, apprezzando le piccole cose che ci circondano, perché solo così si può volare in alto, da soli, dove l’azzurro è più limpido e tutto diventa più chiaro ai nostri occhi, perché nessuna scienza e nessuna dottrina favoriscono la maturazione della personalità di un individuo.
E rivolgendosi al fedele amico Govinda, Siddharta dice:”Posso amare una pietra, Govinda, e anche un albero o un pezzo di corteccia. Queste son cose, e le cose si possono amare. Ma le parole non le posso amare. Ecco perché le dottrine non contano nulla per me:non sono né dure né molli, non hanno colore, non hanno spigoli, non hanno odori, non hanno sapore, non hanno null’altro che parole. Forse è questo che impedisce di trovare la pace: le troppe parole”.
Un libro che tocca le nostre corde per la profonda riflessione e analisi interiore, un romanzo senza tempo dal registro linguistico un po’ complesso.
Un piccolo libro, un grande insegnamento.